GALLERIES AUTORI: Robert Akrawi

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Robert Akrawi è un uomo affascinante che, per lavoro, gira spesso il mondo..
Non viaggia in luoghi qualsiasi..
Essendo un geologo, con specializzazioni tecniche assai particolari, giunge in posti spesso impensabili ai più e, con grande tenacia ed altrettanta abilità, amando la fotografia, esegue splendidi reportage geografici.

Robert, che al circolo di Pergine molti affettuosamente chiamano “l’Americano”, è in realtà un iracheno naturalizzato americano appartenente ad una enclave religiosa cristiana che, da generazioni, tramanda la saggezze della cultura aramaica (nei villaggi ove ha avuto luogo l’infanzia di Robert, si parla ancora un dialetto aramaico, chiamato sureth e nelle liturgie si usa l’aramaico, che era la lingua di Gesù. Anche Robert, oltre all’inglese e all’arabo, conosce benissimo l’aramaico)..
L’autore, quindi, possiede una personalità poliedrica, sviluppata in habitat culturali tanto complessi, quanto difficili (ricordiamo che le minoranze cristiane in Irak sono state sempre, storicamente, soggette a grandi persecuzioni). Grazie ad una professione “favorevole” (si fa per dire, ovviamente..), ha la possibilità di vedere posti spesso difficili, impensati e, talvolta, al limite del probabile.

Il lavoro fotografico qui proposto era talmente bello che, alla fine, pur lasciandomi Robert “carta bianca”, l’ho composto con ben 108 immagini.
Per una gallery sono tante, ma osservando la particolare costruzione impiegata dall’autore per ritrarre i luoghi, le persone, le famiglie, i bambini, i vecchi, i “guerrieri” del Cameron, si arriva alla fine sperando di avere ancora qualche click del mouse a disposizione..
Fra gli innumerevoli sotto-insiemi identificabili nella gallery, quelli sui bambini camerunensi (ritratti in posa singola od in gruppo) sono i più convincenti. Dai loro sorrisi e dai loro occhi emerge una straordinaria “forza vitale”: guardano spesso in fotocamera divertiti e sembrano voler riscattare, attraverso la loro gioia, una condizione sociale che viaggia sul labile confine della precarietà esistenziale, dentro la quale Akrawi riesce a farci scorgere, con ammirevole precisione, i segni evidenti del caos.

La fotografia di Akrawi è una fotografia diretta, partecipata, empatica. Fra lui ed il soggetto ritratto è quasi sempre manifesta l’intenzionalità del fotografo a voler riprendere le situazioni. E tuttavia, la grande capacità comunicativa di Robert, che talvolta nel suo sguardo appare dotata di un particolare magnetismo, riesce a spingerlo dentro le situazioni con l’impiego di lunghezze focali apparentemente improbabili per il tipo di lavoro affrontato (il grandangolare dell’autore contempla e, al tempo stesso, tutto distorce..)…
L’uso creativo della ripresa (con gli azzardati tagli dal basso e le angolature prospettiche al limite del surreale) praticata da Akrawi dimostra che ci troviamo di fronte ad un fotografo maturo, etico e molto preparato..

Non è un caso, quindi, che Robert Akrawi, insieme a Luca Cazzanelli, Umberto Sommaruga e Fabio Maione, farà parte di quei “fantastici quattro” che nel corso del 2010 (con partenza a marzo), saranno proposti, grazie all’esclusivo accordo concesso a Phf Photoforma, entro lo spazio espositivo cittadino della famiglia Pretto.
Un’iniziativa che auspico gradita e che, finalmente, con una certezza progettuale ed un rinnovato supporto logistico (lo spazio espositivo sarà oggetto per questi eventi di una specifica riqualificazione), potrà offrire agli appassionati di fotografia un luogo dove, almeno per quattro mesi all’anno, sarà possibile osservare, qualche buona immagine d’autore.
Nulla di trascendentale o velleitario, si intende..
Solo il piacere di creare un piccolo “atelier” fotografico che, nel corso del tempo, possa essere uno spazio semi-permanente per la fotografia fine-art d’autore.
Sarò più preciso, ovviamente, fra qualche tempo.

Ringrazio quindi Robert Akrawi per la collaborazione al Blog e per la futura rassegna, auspicando che la selezione di questa ricchissima gallery trovi insieme al mio, anche il vostro entusiasmo..

Luca Chistè
(febbraio 2010)