GALLERIES AUTORI: Michele Fronza

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Conosco Michele Fronza praticamente da sempre. Come amico e come fotografo.
Piuttosto preparato tecnicamente (così tanto che talvolta lo esorto ad andare oltre il tecnicismo..), le foto di questa gallery sono un esempio delicato, lirico e preciso di ciò che trovo veramente attraente nella fotografia di paesaggio.
Nell’offrirci la visione di questi splendidi laghi invernali, solitari e melanconici, Michele Fronza unisce alla padronanza del mezzo tecnico (la limitatezza di pochi e rarefatti colori, l’uso prospettico dei soggetti, la loro esaltazione formale e quella, mirabile, dei controluce…) una grande intelligenza nell’esprimere la propria intimistica e personale “vision” sulla fotografia di paesaggio.
Le immagini proposte da Michele erano in numero maggiore di quelle pubblicate e, con il suo consenso, ed maniera assolutamente arbitrariamente, ho cercato di “costruire” alcune unità visive che fossero capaci di restituire, nel loro ritmo di lettura, il percorso calligrafico di cui avevo scorto, con grande chiarezza, tutto il potenziale espressivo quando ho visto proiettate queste immagini a Pergine. Non è un percorso facile, spesso, “districare” nelle pirotecniche presentazioni “fotografiche”, le unità visive essenziali per costruire una lettura più attenta e meditata.
In questa gallery, quindi, i meravigliosi ed eterei alberi della prima “sotto-sequenza” sembrano sospingerci verso alcuni “non-luoghi” (anch’essi ricchi di fascino surreale e simbolico) dei punti di approdo al lago, della pagode o delle panchine.
Ambienti chiassosi e frastornanti nelle lunghe giornate estive, costruiti per le inevitabili logiche di sfruttamento turistico del lago, vengono qui restituiti, grazie al lavoro di Michele Fronza, come improbabili luoghi del silenzio e della meditazione.
Luoghi ovattati e intimistici, nei quali la pace del silenzio sembra possa essere interrotta solamente dallo scricchiolio dei passi sulla neve…
E attraverso questo ritrovato senso di quiete, ecco giungere, con altrettanta coerenza lirica e formale, altre “unità visive”: immagini di controluce che, come meravigliosa genesi, plasmano e ricreano altri “luoghi di assenze”…
Un solo scatto, emblematico, ci fa ricordare che in mezzo a questo ritrovato e confortante luogo dell’anima esistono anche gli esseri umani.
Sono così surreali, nel loro stagliarsi dalle forme del lago, da sembrare sagome ideate per un progetto di rendering… E nel loro “esistere”, come parte complementare di questo bellissimo racconto visivo, ci fanno comprendere, ancora una volta, che l’incantesimo della natura potrebbe davvero non averne bisogno…
Questo, tuttavia, è solo un mio (retro)pensiero esistenzialistico.
Grazie Michele.
Avere le tue foto e poterle “assemblare” per la web-gallery è stata una gioia.

Luca Chistè (aprile 2010)