GALLERIES AUTORI: Luca Chistè

URBAN POLA PORTRAITS

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La gallery che presento con queste immagini è la prosecuzione, sistematizzata e migliorata, di un esperimento che avevo realizzato qualche tempo fa ed a cui avevo dato l’emblematico titolo: “Fine art?.. No… Iphone”.
Ho quindi ampliato, grazie anche al contributo di idee giuntomi da diverse persone (ringrazio in particolare, fra gli altri, Fabio Maione), il progetto iniziale con l’obiettivo, assai più organico sotto il profilo del metodo, di offrire la mia personale visione su alcuni temi inerenti il paesaggio urbano.
E’ questa la ragione per la quale queste 120 immagini (che rappresentano un abstract abbastanza articolato di un lavoro comunque che rimane in continuo divenire e che sarà ampliato nel corso del tempo), riportano il titolo di “Urban pola portraits”.
Dal mio punto di vista, a rendere intrigante questo percorso, è la possibilità di “osservare” le complesse relazioni che, a differenziati livelli, si sviluppano nel tessuto urbano e di poterle registrare, per una volta senza preoccupazioni esageratamente tecniche, su alcuni sensori digitali: fin qui ho impiegato una Canon da “viaggio”, un Iphone e due Nikon (D200 e D700).
L’idea è quella di raccontare, aldilà e oltre il semplice “camminare” una città, le situazioni che mi si offrono con l’intento di porre le immagini all’interno di specifiche aree (tematiche) di indagine.
Il mio approccio è ispirato da una visione concettuale e formale precisa, con la quale, attraverso il susseguirsi di frangenti e istanze provenienti dal tessuto urbano, mi pongo in relazione ai soggetti scoprendomi “catalogatore effimero” di tali “tòpos” e delle loro correlate unità temporali.
Ho quindi cercato, in maniera organizzata, di raccogliere quei frammenti visivi che, in relazione alla straordinaria mutevolezza che caratterizza le nostre città, potessero meglio di altri ricondurmi alle origini della mia ricerca.
Le città cambiano in continuazione, come i fermenti culturali e le richieste sociali che le caratterizzano. Hanno una propria vita, un loro esistenziale respiro, un’ “epidermide”…
Sono fatte di muri, manifesti, scritte, piante, segni del tempo, vetrine, palazzi, ristoranti, rifiuti, mezzi di trasporto, segnali, ecc…
Sono poliedriche e mutevoli.
Cangianti e monocromatiche.
Ricche di svago e di una solitudine mortale.
L’idea è quella di usare la “camera” fotografica come un ritrovato caleidoscopio grazie al quale, ogni cosa, al più lieve movimento, si trasforma e si modifica.
Per questo, la finzione (del tutto intenzionale e realizzata in post-produzione digitale) di “ricostruire” con delle “istantanee polaroid” queste visioni è quella che ho trovato più congeniale al mio lavoro.
La città, nella sua sembianza esteriore, diviene anche luogo consacrato all’effimero.
Ed effimere sono state, per certi aspetti, le milioni di Polaroid usate (non dagli “artisti” che le hanno valorizzate oltre ogni ragionevole dubbio) dalle semplici persone che, con questo straordinario mezzo di riproduzione visiva, hanno fissato ricordi importanti e talvolta indelebili, della propria esistenza.
Rileggendo questo fotografie vi scorgo ancora, ed è una cosa che mi piace condividere pubblicamente (anche se l’intenzione è esclusivamente “privata”), tutta la magia ed il piacere di quando ho realizzato alcune di queste infinite istantanee…
Sentivo, al momento di riprenderle, un particolare pathos fra me ciò che mi si offriva.
Con l’importante gratificazione, rivedendole, di quella precisa situazione.
Una cosa che mi rende felice e mi riscalda il cuore…
Chissà se, per qualche “polaroid”, è così anche per voi…
Il dibattito è aperto e il lavoro attorno a questo taccuino di appunti visivi in continuo divenire…

Luca Chistè (aprile 2010)

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