Galleries autori: | P. Baldessarini | P. Marcello | G. Pezzola

Paola Marcello: “L’Aquila” © | per la gallery click | QUI | o sulla foto

Paolo Baldessarini: “Il mare d’inverno” © | per la gallery click | QUI | o sulla foto

Goffredo Pezzola: “Piazzola sul Brenta” © | per la gallery click | QUI | o sulla foto

Tre nuovi autori con tre diverse storie: personali e fotografiche

Ho raggruppato in un unico articolo la presentazione di queste tre galleries perché è da diverso tempo che ho pronto il materiale necessario per la creazione di queste tre nuove “vetrine” autori e perché, così facendo, voglio lasciare più spazio alle immagini che alle parole.

Per ragioni di “archivio” e per cavalleria, la prima presentazione riguarda il lavoro di Paola Marcello sul terremoto dell’Aquila. Immagini che sono state raccolte negli istanti in cui Paola Marcello ha avuto modo, essendosi recata in quei posti, di documentare il lacerante dramma che ha colpito questo territorio e le sue genti.

Ho conosciuto Paola Marcello (come Paolo Baldessarini, il secondo autore di queste tre galleries, del resto…) durante un Corso di Photoshop che ho avuto il piacere di tenere presso l’affiatatissimo circolo “Il fotogramma” di Nago. Circolo che, oltre ad essere frequentato da belle persone e bravi fotografi, ha avuto anche il merito di avermi fatto conoscere, fra le tante persone, Francesca Miorelli, un’autrice che ho avuto il piacere di proporre all’interno dell’importante progetto fotografico perginese: “Racconti di donne“.

Paola Marcello, invece, è residente a Merano e, per partecipare al corso di Photoshop di Nago,  si è sobbarcata, per ogni singola lezione, 250 chilometri (uno su, uno giù) di viaggio… E questo, oltre ad avermi reso molto responsabile sull’esito delle lezioni, mi ha lasciato intendere chiaramente quale sia la passione che spinge Paola Marcello verso la fotografia. A ciò si aggiunga il fatto (ed è certo la cosa più importante) che è davvero molto, molto brava..

Le immagini della sua gallery offrono in maniera precisa e senza sconti di sorta, qual è la situazione che si vive, “in diretta”, quando ci si imbatte in un cataclisma geologico come quello che ha interessato le zone dell’Aquila. Ci sono due immagini, potenti ed emblematiche, che riassumono, nella loro surrealtà,   il senso di questa esperienza: la foto con cui si apre la gallery ed il treno che scorre, veloce, davanti ad un tavolo e quattro sedie.. Due situazioni nelle quali il “vuoto” ed il senso di angoscia ci attanagliano.. Sono immagini molto forti e che sono capaci  di restituirci, in tutta la loro devastante e drammatica potenza espressiva, la misura di una tragedia. Una gallery da scorrere lentamente, con grande empatia e solidarietà per le anime perdute e per quelle, tante, sopravvissute al terremoto.

Paolo Baldessarini, è anch’egli, come detto, un fotografo facente parte del gruppo di Nago. Paolo, fotografa esattamente come interagisce con le persone che incontra: in modo quieto e silente. La sua presenza, è così assenza, che è impossibile non accorgersi della sua eleganza. Oltre a farmi avere le immagini per la gallery, Paolo mi ha regalato un bellissimo (e prezioso) libriccino di fiabe per bambini, frutto del suo ingegno e della sua sensibilità. Paolo, nelle cose che racconta, è lieve esattamente come le foto che riprende ed il tutto sembra ispirato da un’unica regia. Quella dell’armonia interiore. “Mare d’inverno”, il titolo della sua gallery non è bello solo perché ci evoca una famosa canzone che tutti abbiamo prima o poi solfeggiato, ma perché racconta di come possa essere lirica ed introspettiva la fotografia di paesaggio. Indugiare sulle piccole cose, scoprire le forme lasciate dall’acqua o dal vento, osservare il silenzio dentro le immagini… Paolo riesce a farci “sentire”, con grande precisione narrativa, quella melanconia tenera e profonda che ci accompagna in queste passeggiate rivierasche senza uomini e senza tempo… Senza vincoli spazio-temporali, e senza orologi in mano… Un tempo sospeso, del quale, unico “padrone” è il vento che ci sussurra racconti fantastici… Qui la fotografia sembra costruita per farci ritornare sui nostri passi… Quelli che abbiamo compiuto, scalzi, lungo la battigia di un mare silenzioso e lontano, infinitamente lontano, dai nostri quotidiani affanni… Bravo Paolo!… Una lezione di grande stile e semplicità. Quella di cui, con i paradossi della nostra complicata esistenza, sentiamo sempre più bisogno. E’ un piacere, davvero intenso, quello che mi lega alla visione di queste eleganti immagini.

Goffredo Pezzola è un fotografo (un “fotoamatore” come si definiscono quelli che, per tanti anni, frequentano le associazioni “fotoamatoriali” appunto, e usano da molto tempo la fotografia. Devo confessarvi una cosa, e lo dico finalmente togliendomi un peso: “fotoamatore” è un termine che trovo davvero odioso… Un giorno vi racconterò perché..). Pezzola, quindi, è un “fotografo” che ho il piacere di conoscere da tanti anni e del quale, recentemente ed a Pergine, ho visto qualche lavoro. Quello che gli ho chiesto di proporre qui, per il Blog, mi ha colpito in maniera del tutto istintiva:  appassionato di paesaggio urbano, ho trovato nelle composizioni di Pezzola (una piccola ricerca, monograficamente dedicata a Piazzola sul Brenta) una chiara indicazione di coerenza stilistica e formale. Goffredo ha interpretato, in maniera convincente, asciutta e al limite dell’iper-razionalità, i luoghi di queste nuove ambientazioni venete facendoci (re)incontrare, in talune immagini, le composizioni astratte ed ultra-cromatiche di Fontana e Pete Turner. Prospettive taglienti che regrediscono al colore puro e dentro le quali, le figure umane, servono al più come elemento di comparazione geometrica e dimensionale. Se non ci fossero, rispetto al leitmotiv narrativo di questo lavoro, sarebbe la stessa cosa (e forse ancora più bello!..) Per certi immagini, talvolta, ho avuto la sensazione di osservare i metafisici dipinti di De Chirico o gli estranianti (ed allucinati) paesaggi di Salvador Dalì. Una gallery indubbiamente interessante, che dimostra come il paesaggio urbano possegga, sapendolo osservare, un notevolissimo patrimonio estetico ed espressivo in sé e per sé (purché lo si esenti dagli improbabili ed equilibristici esercizi di natura concettuale che cercano di rendere vive cose fotografate morte – per colpa del fotografo, sia chiaro, e non per il potenziale espressivo del paesaggio urbano…). Ringrazio quindi Goffredo Pezzola per questa sua prova di abilità e par averci concesso l’uso delle immagini su “Fotografia & didattica”,

Luca Chistè | gennaio 2011 | ©

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