Galleries autori: Matteo Boniatti

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MATTEO BONIATTI: “IL MAIALE”

Ho conosciuto Matteo Boniatti al Gruppo Fotoamatori Pergine e, fin dall’osservazione delle sue prime immagini, sono rimasto molto impressionato dal suo stile fotografico: diretto, asciutto, chirurgico.

Interessato soprattutto alla fotografia b/w ed a quella di “street” in particolare, Mateo Boniatti ricorre ad uno stile che appare scevro sia da qualunque retorica, sia, cosa ancor più entusiasmante, da quel prevedibile formalismo che caratterizza spesso la fotografia fotoamatoriale.

Sempre in termini di stile, Boniatti si (auto)tutela dall’uso, anch’esso ossessivo e spesso noiso, del “grandangolo-sparato-in-faccia-dentro-la-situazione” che qualifica tanti reportage contemporanei.

Tra i vari lavori che mi ha presentato Matteo, ho deciso di scegliere quello del “Maiale” perché in queste immagini, quell’acuto visivo che mi aveva inizialmente colpito osservando le sue fotografie (caratterizzato da “ritmo”, “atmosfera” e “presenza”), mi pare sia ancora più evidente.

Mattero Boniatti non fotografa da molto tempo, ma è indubbio che qualcosa di istintivo si aggira nella sua percezione del mondo e del modo in cui, attraverso il medium fotografico, egli riesce a rappresentarcelo.

Il racconto del “Maiale” possiede un ritmo incalzante, suggestivo e lascia ben intendere che cosa accadrà, scatto dopo scatto.. Con queste immagini sembra di essere lì, dove veniva fatta la festa alla bestia e notevole è la “tensione” che si respira nei momenti del sanguinoso rituale…

Dalla preparazione  del fuoco, all’indagine sugli utensili, al modo in cui essi vengono impiegati (con il ricorso all’efficace uso del mosso che introduce vibrazione e dinamismo alla scena) ed a come il maiale è squartato, la lettura sincronica di questa cruenta storia, pare figlia di un’invenzione cinematografica: tagli diretti, immediati e grande capacità di sintesi. Luci e costruzioni prospettiche che arrivano, anche sotto il profilo simbolico, esattamente dove  devono arrivare: alla testimonianza, nella reiterazione rituale dell’uccisione di un animale in modo così diretto e preciso, di come sia la natura umana.

Nessuna retorica, nessuna indulgenza.

Il maiale è fatto a pezzi e presto sarà servito…

Ecce homo!…

Seguiamo questo bravo (e giovane) fotografo.

A partire da luglio, allorquando, con molta gioia, avrò il piacere di presentare un suo lavoro (dedicato al paesaggio urbano) presso lo Spazio Espositivo Pretto di Trento.

Luca Chistè © | marzo 2011 |