FORME E SENSUALITA’
rassegna di Sonia Calzà & Wanda Linetti

Forme & Sensualità | rassegna di Sonia Calzà & Wanda Linetti

per accedere alla gallery della rassegna click | QUI | o sulla fotografia

« FORME E SENSUALITA’ »

immagini di Sonia Calzà & Wanda Linetti

2013 » 5 – 23 marzo

| Biblioteca Civica di Riva del Garda |

P.zza Garibaldi 5 | RIVA DEL GARDA (TN) |

 

Tre donne e un’idea…

Nata per gioco, ma con un costante retro pensiero alla significatività del tempo che trascorre e leviga i corpi femminili.

Stiamo parlando di due brave fotografe, Sonia Calzà e Wanda Linetti, che da tempo condividono l’importante passione per la fotografia e che, rapite da una folgorazione creativa, si sono ritrovate a fotografare, prima per divertimento e poi sul serio, un’improvvisata e complice “modella”.  Una triade.

Riprese costruite in modo spontaneo e la cui costruzione si è accompagnata, quasi interattivamente, con una forte concettualizzazione sul risultato ed i suoi possibili significati.

Ne è nato un racconto intenso e partecipato, tutt’altro che banale, sia sotto il profilo stilistico, sia nella chiave di lettura che le immagini, tutte calligraficamente a colori, riescono ad offrire.

Il tema, fra i possibili piani di lettura, indaga una semplice possibilità, figlia di un interrogativo. Quello di capire se il lavorio degli anni è capace di lasciare, comunque sia, spazio ad una piccola e divertente provocazione: l’essere piacenti oltre l’illusorietà del bello a tutti i costi.

Per paradosso, ed estremizzando il ragionamento, ricordo un lavoro che è rimasto indelebilmente impresso nella mia memoria visiva: quello di Nathalie Luyer, pubblicato sulla rivista d’arte fotografica francese “Vis a Vis international” ancora alla fine degli anni ’80. Quello studio, basato su riprese b/w in puro stile fine-art, restituiva la nuda deformità di un corpo femminile sul quale il tempo, e la decadenza di una devastante obesità, avevano reso drammaticamente spoglie le illusioni (maschili, ma non solo) di una identità femminile troppo spesso legata allo stereotipo di una donna sempre piacente, sensuale, perfetta (“…attaccapanni delle vanaglorie maschili…”, come ha scritto, in una celebre poesia, Dacia Maraini riferendosi alle donne impellicciate…).

Le fotografie di Sonia e Wanda non si spingono a questo estremo, sia perché il soggetto rimane ritratto, con grande garbo e stile entro una fotografia che abbozza al “glamour”, sia perché la modella non è certamente confrontabile con “l’orrifica visione” della protagonista femminile delle – comunque geniali – immagini di Nathalie Luyer.

Come si diceva, queste tre donne, per compagine e linearità di intenti, hanno fatto emergere dal telaio narrativo delle loro immagini, il significato che possiamo attribuire al valore del “tempo”, e di quello biologico in particolare.

Un tempo che inesorabilmente trascorre e plasma la nostra corporeità e con essa la nostra percezione del sé e quella, tutta sociale, di come siamo considerati da coloro che con noi si relazionano e che osservano le nostre “mutazioni” fische ed estetiche.

Le immagini delle due autrici, al pari di un taumaturgico talismano, sembrano volersi contrapporre a questa fondante evidenza esistenziale: è possibile fermare il tempo e lasciare che il nostro sguardo indugi, attraverso le relazioni chiaroscurali e grazie a ciò che si vede e ciò che si immagina sul corpo della modella,  sull’idea di un’identità femminile scevra da gratuiti o scontati preconcetti.

Questa delicata magia accade, non tanto, o non solo, per la prevedibile suadenza delle allusioni che gli scatti evocano sulla sensualità femminile, quanto piuttosto per una sottile ed eterea “atmosfera”, intima ed equilibrata, che avvolge, come un morbido drappeggio, tutto il set di immagini.

L’intrigo è cosi svelato: le protagoniste, fotografe o modelle esse siano, si rincorrono in un incessante gioco di specchi, dentro i quali, ciascuna protagonista, offrendosi a chi ritrae, o ritraendo chi si offre, ritrova un segnale forte della propria identità femminile e dei correlati valori esistenziali sul tema di ciò che trascorre, che non ritorna e che, tutto, deforma.

Tre donne e un’idea… Appunto.

Per far riflettere, attraverso una ricerca non facile da gestire e ancora più da proporre, quanto ampio sia lo spettro di soluzioni che la fotografia è in grado di offrire ai temi del nostro tempo.

Non è un caso che, a proporre queste ipotesi, ancora una volta e con un briciolo di coraggio, siano proprio delle donne…

Dai lavori al femminile mi giungono sistematiche riconferme ed una costante emozionale: quella, decisamente intrigante e utile per meditare, di saper raccontare con le immagini, il proprio percorso autobiografico.

Luca Chistè / Phf Photoforma  | ©  febbraio 2013 |