Good News From Africa: foto di Carlo Maria Iannettone

Good news from Africa | ph. Carlo Maria Iannettone ©

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l’attesa di un Continente

 

fotografie di Carlo Maria Iannettone

FORTE SUPERIORE DI NAGO (TN)

27.04 / 12.05 / 2013

[stampe analogiche da negativo colore]

Sono equilibrate ed intense le immagini che Carlo Iannettone, grazie alla bravura dell’associazione culturale “ Il Fotogramma ” di Nago, ha recentemente esposto [27.04 - 12.05] in una bella e riuscita rassegna al Forte Superiore di Nago (TN) .

Equilibrate , perché Iannettone non ha compiuto in Africa un’esperienza episodica, ma vi ha prestato “servizio”, come medico, per diversi anni. Una prerogativa che gli ha permesso di osservare, con lo spirito di chi si accompagna alla vita – e in molti casi alla sofferenza – questi popoli “altri”. Quest’autore, sempre misurato ed elegante, si è reso partecipe, con autentico spirito etnografico, di una condizione umana e l’ha registrata con grande senso della misura e profondo rispetto per le persone ritratte, sulla sua pellicola (non sul sensore digitale, come vedremo poi…)

Intense , perché nelle fotografie di Iannettone si scorge una convinta partecipazione esistenziale, che diviene autentica “empatia” della visione, allorquando egli si approccia ai soggetti e alle diverse aree tematiche affrontate (il mercato, il gioco, i lavori dell’uomo, gli habitat e gli ambienti rurali e “cittadini”).

Come si diceva , una rassegna che risulta integralmente realizzata, non certo per smania tecnicistica, su pellicola a colori. Una scelta dettata sia dalle condizioni operative, sia dal periodo storico in cui l’autore ha operato le riprese, ma anche dalla precisa volontà di restituire alle immagini, attraverso una stampa anch’essa integralmente analogica, una loro precisa connotazione cromatica e semantica. Obiettivo pienamente raggiunto, perché l’equilibrio formale che accompagna l’intera serie di immagini esposte alla rassegna, si integra perfettamente con quell’equilibrio narrativo di cui ho più sopra riferito.

Una rassegna convincente , che trascende la prevedibilità di certi stilemi reportagistici, spesso “aggressivi” e sempre più teatralizzanti – oltreché consunti – e che vedono, nell’impiego delle ottiche grandangolari spinte, una disintegrazione di quei presupposti “emici” a cui la scienza etnografica guarda con giusta attenzione nel campo dell’antropologia visuale (si veda a questo riguardo l’interessante testo di Carla Bianco: “Dall’evento al documento: orientamenti etnografici”, ed. CISU, 1988, proprio sulla parte metodologica riferita alle riprese fotografiche). Iannettone, che oltre ad avere una grande sensibilità ed una notevole preparazione tecnico/storica in campo fotografico, invece, dimostra di avere ben metabolizzato quello spirito di “salvaguardia” metodologica che è peculiare, nel campo delle scienze sociali, dell’osservazione partecipante. Le sue immagini sono sempre misurate e lasciano immutato ai soggetti – che non divengono animali da zoo da classificare a beneficio degli spettatori “civili” – tutto il loro primitivo ed originario apparato valoriale e di autoregolamentazione relazionale e sociale. Una lezione di interessante “relativismo culturale”, applicata alla fotografia, che tanti fotografi di reportage dovrebbero considerare nel loro orizzonte metodologico ed operativo.

In un momento in cui sulla fotografia si legge di tutto – comprese le infinite sequele di banalità “copia & incolla” anche da parte di autoreferenziati giornali online che difettano di una specifica competenza sulla materia – la testimonianza di Carlo Iannettone offre alla fotografia una possibilità di riscatto, perché integra armoniosamente l’esperienza della tecnica di ripresa, la pulizia formale della proposta (quella che si può definire la “calligrafia” di un autore) e una rilevante e partecipata condivisione verso l’ambiente oggetto dell’indagine.

Quando l’azione diviene sinergica con il pensiero che l’ha mossa, allora è sempre il caso poter ascoltare con attenzione le parole dell’autore.

Ecco quindi la chiara testimonianza di Carlo Iannettone che ha accompagnato, con grande coerenza intellettuale, i visitatori alla rassegna.

“L’Africa di inizio millennio, tra un presente difficile ed un futuro negato. I conflitti, l’assedio delle multinazionali, il business della carità alimentano indifferenza e diffidenza. La semplicità del vissuto quotidiano esalta la grande dignità di popoli che rivendicano il diritto a riappropriarsi tanto della loro terra quanto della loro stessa esistenza.
Qui si continua a vivere e a sorridere. Ma c’è anche chi, fissando lo sguardo, pone un interrogativo o medita su un improbabile riscatto. Una porta o una finestra trascendono dalla loro dimensione domestica per incarnare un concetto di presenza-assenza, che li rende simboli di un distacco silenzioso da una scena concepita da altri.
E noi che percepiamo l’antica energia di questa terra, talvolta complici inconsapevoli del suo destino, restiamo nell’attesa di buone nuove dall’Africa…”

Carlo Maria Iannettone

 

Ringrazio Carlo , a nome della fotografia che pratico da oltre trent’anni, perché credo che siano questi gli insegnamenti di cui essa abbia bisogno per continuare a mantenere viva la propria specifica identità culturale.

Luca Chistè | © maggio 2013 |

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