Positiva inaugurazione per “Telecom” alla Foto-forum di Bolzano

Sono stati davvero tanti (e non vi nascondo la mia gioia, unita ad una certa commozione…) gli amici ed i fotografi che hanno preso parte all’inaugurazione della rassegna “Telecom” presentata alla Galerie Foto-forum di Bolzano martedì scorso.

Attraverso il blog (e il relativo caricamento via RSS-feed su Facebook) desidero di cuore ringraziare tutti gli intervenuti e gli amici Hartmut Prünster e Patricia di Foto-forum per la professionalità e la grande disponibilità dimostrata nell’organizzazione e nell’allestimento della rassegna.

[ nella foto: Hartmut Prünster di Foto-forum Galerie - ph. Reinhard Frena © ]

Ringrazio anche Paola, la mia compagna, che mi ha aiutato, con cura e passione, a predisporre le 40 brochure di presentazione contenenti le stampe a tiratura limitata pensate per l’evento.
Questa esposizione, sulla base degli ottini risultati conseguiti (anche attraverso i media), consentirà di sviluppare interessanti sinergie fra Galerie Foto-forum di Bolzano e Phf Photoforma di Trento, con l’obiettivo di rendere possibili scambi di rassegne e l’avvio di future collaborazioni sulla fotografia regionale.
Oltre a segnalarvi il link della gallery dove sono raccolte le 32 foto esposte (i cui originali sono stati stampati su carta Hahnemühle Baryta FB da 350 gsm e montati su cornici 50x70cm), segnalo i link di puntamento sul quotidiano “L’Adige” (che ringrazio per aver permesso la pubblicazione del documento) di martedì 22 febbraio. Il pezzo del quotidiano Adige contiene importanti considerazioni  sulle ipotesi di lavoro che hanno portato alla realizzazione di questo specifico progetto fotografico.
Un cordiale saluto a tutti e, ovviamente, alla prossima…

Luca Chistè | febbraio 2011 | ©


| » Articolo quotidiano “Adige” 22.02.2011

| » Gallery fotografica rassegna “Telecom” [Foto-forum Galerie di Bolzano]

 

 

 

 

 

 

 

 

“TELECOM” | rassegna alla Galerie Foto-forum di Bolzano

Il 22 febbraio, ad ore 19.00 presso lo spazio espositivo Galerie Foto-Forum di Bolzano [Piazzetta Maria-Delago nr. 6], presenterò il nuovo progetto fotografico “Telecom”; un’indagine fotografica sul paesaggio contemporaneo, basata sull’esposizione di 32 stampe fine-art di cui ho curato personalmente la stampa in formato A2.
Per maggiori informazioni, vi invito a consultare la presentazione del lavoro ed a visualizzare l’invito predisposto da Foto-Forum Galerie.
Questa iniziativa, inoltre, apre una collaborazione fra la prestigiosa realtà bolzanina e Phf Photoforma per possibili ipotesi di collaborazione e avvio di nuove progettualità fotografiche.
Per la vernice sto predisponendo la stampa di una brochure a tiratura limitata di una serie di immagini, fra quelle che saranno esposte in rassegna, realizzate in formato A4.
Inutile dirvi che avervi alla vernice sarebbe un grandissimo piacere..

» INVITO

» PRESENTAZIONE RASSEGNA E NOTE TECNICHE

N.B.

la gallery fotografica delle immagini esposte sarà online dopo il 22 febbraio, data dell’inaugurazione a Bolzano dell’evento [ore 19.00 | p.zza Maria Delago nr. 6]


SCHEDA DELL’EVENTO
:

Titolo: “Telecom – fotografie sul paesaggio urbano contemporaneo”

Periodo: 23.02 – 12.03.2011

Orari: martedì -venerdì: 10.00-12.00, 15.00-19.00 | Sabato 10.00-12.30

Ubicazione & contatti galleria:
Galerie | Galleria Foto-forum
Platz | Piazzetta Maria-Delago 6
39100 Bozen | Bolzano
Tel | Fax +39 0471 982159
website: www.foto-forum.it
e-mail: info@foto-forum.it

“Iphone Photography” : una riflessione e una nuova gallery…

Per accedere alla gallery “Urban Leaves” click sulla foto o | QUI |

Cari amici,

in margine agli interessanti commenti pervenuti da Michele Fronza, Fabio Maione, Andrea Dallapè ed Enrico Fuochi (tutte persone che dimostrano, da sempre, un grande amore per la fotografia ed una notevole competenza tecnico/critica e che vi invito a (ri)leggere a questo link: | [COMMENTI AL POST SULLA FOTOGRAFIA CON L'IPHONE]), mi sembrava utile ragionare ancora sul post dell’Iphone. Trovo sia utile commentare le osservazioni giunte e offrire una piccola panoramica su ciò che accade nel mondo.
Insieme alle mie personali considerazioni, inoltre, ho deciso di pubblicare un’altra piccola testimonianza fotografica, realizzata con il “mezzo” in questione (Iphone & “Hipstamatic” app).

La prima cosa che colpisce leggendo le osservazioni è che, per ciascuno degli autori, il “mezzo” impiegato per realizzare le immagini ha una valenza del tutto relativa.

Emblematica (e da me ampliamente condivisa in altri contesti e circostanze, soprattutto quelle formative), è l’osservazione di Enrico Fuochi: è vero che Man Ray si dimostrava infastidito da chi, versus il “perché”, ostinatamente gli chiedeva conto del “come” avesse ottenuto certe immagini (il riferimento era alle sue solarizzazioni).
Analogo il discorso di Fabio Maione e Andrea Dallapè.

Per entrambi “il mezzo” è utile solo nella misura o nella prospettiva in cui è capace di produrre, sotto il profilo del risultato, un’impronta visiva capace di esprimere un discorso o trasmettere dei significati…
Il primato del “voler vedere ciò che è”, rispetto al “sapere come è stato fatto”, appare definito in maniera inequivocabile in tutti gli interventi.

Nonostante io sostenga da sempre l’opinione che “tecnica” e “risultato”, siano, soprattutto per la fotografia, due facce (inscindibili) dello stesso atto creativo fotografico, è altrettanto vero che non è possibile disconoscere, con l’incedere delle nuove tecnologie digitali, nuove prospettive alla fotografia.

Emblematica è quella che io connoterei (ancorché con i rischi epistemologici e metodologici del caso), oggi, come “fotografia sociale di massa”.

Con questa definizione, preciso che non intendo riferirmi a quella fotografia, storicamente connotata e chiamata “sociale” di Hine, Brady, Riis, Eddie Adams e molti altri fotografi che, attraverso il mezzo fotografico, hanno dissezionato alcune realtà storico/sociali della nostra contemporaneità. Qui voglio tentare una classificazione per quel tipo di fotografia che, in maniera del tutto innovativa e grazie alla compresenza di strumenti di dilatazione della visibilità delle immagini di ciascuno di noi (il web), sta radicalmente ridefinendo, attraverso i miliardi di fotografie riprese e messe online (istantanee , racconti, ricerche, ecc..),  le nostre coordinate comunicative.

Questo immenso archivio umano/fotografico,  in taluni casi assai pregevole sotto il profilo espressivo e/o dell’esecuzione formale, rappresenta una sorta di “acting-out” collettivo che diviene organizzazione della “memoria sociale” grazie ai giganteschi concentratori di archivi fotografici digitali (Flickr, Facebook, Twitter, solo per citarne alcuni) e che, nel giro di pochi anni, potrebbe costituire (problemi di storage a parte) uno spaccato universale sulla nostra storia sociale per immagini.

Preciso che a questo livello di argomentazione, il discorso sulla qualità tecnica assegnabile a questo tipo di immagini è lontano anni luce da ciò che sto dicendo (ed in questo specifico contesto non mi interessa affatto affrontare il “problema”).

Piaccia o meno ai critici, agli storici ed ai fotografi, questo fenomeno è praticato, vivo e destinato a svilupparsi ancor più nel prossimo futuro da parte di tutte le persone che abitano il globo.

Ed è a questo punto, credo, che diviene importante il pensiero di  Michele Fronza.

La sua osservazione rinvia a quella che, credo opportunamente,  sia la domanda più importante sulla fotografia contemporanea: quale spazio e quale valore è possibile, oggi, assegnare alla nostra produzione fotografica??..

Analizzando i dati ed osservando le tendenze, si sarebbe portati a dire, con una sovra-semplificata visione tecnico/economica del problema, che l’enorme inflazione di immagini a cui siamo quotidianamente abituati, rende il valore relativo di un’opera, sotto i l profilo strettamente commerciale (o meglio, della sua commerciabilità..)  assai basso.

Nessuno, probabilmente, sarebbe disposto ad acquistare un “bene” (abbandoniamo per un istante la prospettiva artistica e quella affettiva ed assumiamo, empaticamente, l’ipotesi di chi compera, investendovi dei soldi, una fotografia) sapendo che di esso, oltre alle potenziali “tirature”, è possibile che vi siamo centinaia  di esemplari (se non proprio uguali) simili.

Su questo specifico aspetto, gli elementi da portare all’analisi sono tanti e assolutamente vasti: il lavoro e il valore delle gallerie che curano i fotografi, i comportamenti dei fotografi medesimi (la loro “trasparenza” sulla certificazione del numero di copie prodotte, dei materiali impiegati, la durabilità certificabile delle opere, ecc..) , il retroterra culturale del paese in cui si suppone possano vendersi le immagini (un conto è vendere in Italia, un conto è vendere negli Stati Uniti) sono solo alcuni degli elementi che devono essere considerati.

A questo livello, il ragionamento diviene molto complicato e, soprattutto, assai specialistico.

La mia riflessione muove, invece, dalla istantaneità (quello che ho chiamato “effetto Polaroid” dell’Iphone e del nostro tempo digitale) e dalla condivisibilità, rapidissima, delle immagini e dal considerare, in una prospettiva artistica e sociologica, quale possa essere (o divenire) in futuro il ruolo della fotografia.

L’emblematico titolo dell’applicazione “Hipstamatic” prodotta per l’Iphone, rinvia a quello che può essere un “modo di essere nel mondo” e che ha una sua precisa identità socioculturale (peraltro storicamente connotabile).

Scrive infatti Benedetta Perilli sull’edizione online di “la Repubblica.it”:

Secondo lo Urban Dictionary, il più autorevole vocabolario online di linguaggio urbano, “hipster”, che deriva dal termine slang hip ovvero “informato sulle ultime mode”, è una sottocultura di persone tra i 20 e i 30 anni che crede nel pensiero indipendente, nell’anticonformismo, nella creatività, nell’arte e nella musica indie. Nato intorno all’inizio del 2000 nel quartiere di Williamsburg, New York, e poi diffusosi in tutto il mondo, “l’hipsterism” raccoglie intorno a sé giovani istruiti che spesso lavorano nel mondo dell’arte, della musica e della moda e rifiutano i canoni estetici della cultura Usa. Non sono radical chic, né bohemien o neo-liberal. Quello che li differenzia da questi gruppi è la mancanza di intenti politici. Non rivendicano alcuna appartenenza politica, perché volutamente indipendenti da ogni regola. Non vogliono essere catalogati e eludono l’attualità: tranne, ovviamente, per quel che riguarda musica e moda. [...]

Le iniziative sulle proposte di rappresentare le immagini eseguite con l’Iphone e con certe APP dell’Iphone sul web si stanno moltiplicando. Non ci credete?… Ecco alcuni esempi (in uno di questi siti, peraltro, è stata pubblicato anche il riferimento alla gallery che avevo qui proposto):

http://community.hipstamatic.com/recent_entries

http://community.hipstamatic.com/contests

http://hipstographer.co.uk/

http://hipstographer.co.uk/page/3

http://thursmorningproject.blogspot.com/

Nel frattempo, pur continuando le mie ricerche con attrezzature molto più “tradizionali” (grande e medio formato analogico b/w, fotografia digitale a colori e con mezzi capaci di avere una qualità indiscutibilmente più elevata di quella ottenibile da un Iphone), ho  piacere di condividere con voi un piccolo racconto monografico (Ihpone Hisptamatic #02) sempre legato al tema dell’inverno.

“Affettuosamente”, e per praticità di utilizzo su Twitter e/o vari blog internazionali “hipster-oriented” (?!), ho pensato di nominare questa ricerca, in inglese, con il nome: “Urban Leaves”..

Sono fotografie di foglie…
Certo non belle come quelle dell’amico Michele Vettorazzi che su questo tema ha addirittura (qualche anno fa) fatto una mostra…

Le foglie, quintessenza dell’effimero, sono confuse, mescolate o appiccicate sulla molteplice materia di cui si compone il nostro tessuto urbano e possono restituire, ad un’osservazione non affrettata, qualche suggestione sulla ineluttabilità del tempo e di come tutte le cose, prima o poi, siano destinate a finire…
Nulla di nuovo, quindi, sotto quel profilo simbolico che, in termini espressivi, caratterizza sempre più spesso la mia (esistenzialistica) visione del mondo attraverso il medium fotografico..

Spero che il dibattito possa continuare e svilupparsi ancora…

Un doveroso ringraziamento rivolgo a coloro che, oltre ad aver discusso delle cose qui proposte, hanno trovato il tempo e la pazienza per renderle pubbliche. Oltre alle persone citate, saluto con affetto Dylan, sensibile fotografo di cui spero di poter a breve parlare…

Grazie…

Luca Chistè | © dicembre 2010 |

TELECOM |un’indagine tematica sul paesaggio urbano

per accedere alla gallery click sulla foto o | QUI |

Dopo aver presentato questo progetto fotografico a Pergine (uno slide-show con accompagnamento musicale), ho deciso di pubblicare gli scatti di questo “nuovo” lavoro a cui mi sono dedicato a partire dal 2007.

A seguito dell’ampia diffusione dei cellulari, Telecom Italia sta attuando un piano di dismissione delle cabine telefoniche pubbliche.
L’authority ha decretato che il numero complessivo delle postazioni telefoniche pubbliche (PPT) esistenti può essere progressivamente ridotto.
Ogni anno, pertanto, 30.000 telefoni pubblici saranno rimossi.
Le cabine Telecom sono state, e lo sono tuttora, parte integrante del nostro paesaggio urbano.

Come spesso accade per infrastrutture dedicate ad un pubblico servizio, le cabine telefoniche sono diventate un luogo dove i writers, le persone comuni e, soprattutto il tempo, hanno costruito, spesso senza volerlo, piccole storie..
“Impronte” di un passaggio, di una comunicazione estemporanea e di un tempo che tutto logora e che, anche su questi manufatti, finisce con lo scavare segni profondi ed indelebili..
Di più, questo lavoro, a cui attribuisco un particolare valore concettuale, sotto il profilo simbolico mi pare possa rappresentare questo nostro momento storico, caratterizzato da una decomposizione valoriale che appare ineluttabile, barbara e senza fine e che, sempre più spesso, ci fa dimenticare di appartenere ad una società civile..

Questa ricerca, iniziata come detto nel nel 2007 ed in parallelo al lavoro: “In the bar”, prosegue l’idea che è possibile trovare immagini interessanti nelle cose di tutti i giorni e che, troppo spesso, diamo per scontate..

Come tutte le ricerche che rappresentano la mia visione sul paesaggio urbano contemporaneo, anche questa, al pari di “Urban pola portraits” [si veda QUI per la gallery relativa) è rigorosamente “working in progress” e, pertanto, questa selezione è un concentrato ristretto di immagini rispetto al materiale disponibile che, con intatta passione, raccolgo da moltissimo tempo..

Luca Chistè | dicembre 2010 | ©

“MURI”: Forte di Nago (TN) | 23 maggio – 6 giugno |

“M U R I” | progetto fotografico di Luca Chistè e Michele Vettorazzi |

| ESPOSIZIONE AL FORTE DI NAGO (TN) |

23 maggio – 6 giugno

Avrà luogo presso le splendide e prestigiose sale del Forte di Nago, dal 23 maggio al 6 giugno (inaugurazione domenica 23 maggio ad ore 18.00 con la presenza degli autori e della curatrice), la rassegna “Muri” di Luca Chistè e Michele Vettorazzi.

Il progetto espositivo, programmato nell’ambito delle attività espositive 2010 previste per il forte di Nago, è reso possibile grazie all’entusiasmo e alle  capacità organizzative del Gruppo “Il Fotogramma” di Nago e al Comune di Nago-Torbole, patrocinatore dell’iniziativa.

“Muri”, è un progetto di indagine fotografica che Luca Chistè e Michele Vettorazzi hanno monograficamente sviluppato su alcune zone urbane della città di Trento.

Questo lavoro, concepito inizialmente come “parallel event” nell’ambito della Biennale Europea di Arte Contemporanea – Manifesta7, è stato impiegato all’interno di un ampio tessuto progettuale di tipo socio-etnografico dal titolo: “Città al Muro”. Uno studio che, realizzato in collaborazione con la facoltà di Sociologia di Trento, è stato curato da Andrea Mubi Brighenti, Eva Lavinia Maffei e Francesca Quadrelli.

“Città al Muro”, quindi, nasce originariamente dentro le griglie della rete urbana come comunicazione e ricerca tra sociologici, artisti, fotografi, architetti e flâneurs. I livelli di analisi e i diversi linguaggi si sono intrecciati, sovrapposti, attorcigliati sino a tessere un ricco e variopinto quadro del nostro sentire in relazione al muro come presenza nella vita delle città.

Le opere fotografiche “Muri”, concepite con una loro precisa autonomia espressiva e metodologica, sono realizzate per fermare il tempo che scorre sulle pareti della città di Trento (considerata dagli autori una realtà prototipica di altri più complessi e variegati contesti urbani) per rendere evidenti i segni di una comunicazione quotidiana talvolta effimera, marginale, spesso in contrasto con il tutto, che trova il suo supporto ideale nel muro pubblico, privato, antico o moderno che sia e come se, nella relazione con le persone, esso diventasse a tratti proprietà di tutti e di nessuno e, inevitabilmente, capace di registrare il vissuto e conservarne le tracce più recondite.

Ed ecco che dietro le screpolature per le intemperie, riusciamo ad individuare il messaggio, come uno stato d’animo rimasto impresso nella calce; la materia dei muri (talvolta sgretolantesi, talvolta segnata dai graffiti o dalle “ferite” della città), grazie alla iper-definizione delle immagini, diviene stimolo per un’esperienza di avvicinamento sensoriale e tattile… A vederli, questi muri, stampati con un disegno di textures superficiale così dettagliato, viene voglia (cosa ovviamente proibita…) di toccarli…

L’aspetto del paesaggio urbano è in continua trasformazione e le immagini rimandano all’attenzione del visitatore che, ormai metabolizzato alla visione delle superfici murarie, non è più in grado di cogliere le suggestioni che esse emanano.

I muri, epidermide sempre più stratificata, multicolore e multietnica di una città, sono il luogo dell’effimero per eccellenza, dove tutto nasce e dove tutto, attraverso un ineluttabile decomponimento, finisce col morire. Sono anche in questa direzione le chiavi simboliche e quelle metaforiche (rispetto al divenire dell’esistenza umana) con cui interpretare, per buona parte,  il lavoro di Chistè e Vettorazzi.

I muri, inoltre, sono il segno forse più evidente del mutamento urbano e, correlato ad  esso, del mutamento sociale. Grazie al loro incessante costruirsi, ricostruirsi e modificarsi ed al modo in cui essi sono realizzati e, ancor più, utilizzati, sono testimoni privilegiati, prima di ogni altra cosa, dell’aspetto sociale di una città  e della percezione con cui i suoi visitatori o gli abitanti se la raffigurano nel loro immaginario individuale e collettivo.

Occorre segnalare che questo lavoro è doppiamente connotato dal diverso approccio stilistico utilizzato (bianco/nero per Chistè e colore per Vettorazzi). Le immagini, frutto di una ricerca condotta dagli autori nell’arco di più anni (anche se il lavoro prosegue nel tempo con il costante “monitoraggio” sulla vita di alcuni muri della città di Trento), sono state realizzate tutte con equipaggiamenti in grande e medio formato (4×5″/10×12 cm e 6×7 cm) e le stampe, ricavate con l’impiego del sistema c.d. “Ibrido” (digitalizzazione del negativo e post-produzione in “camera chiara”) sono state stampate, anch’esse in grande formato (60×80 cm), sulla prestigiosa carta Hahnemühle fine-art. Una scelta, questa, dettata dalla volontà, come si è detto, di garantire quell’elevata qualità di dettaglio alle textures murarie che le spinge ad essere, aldilà di ciò che appare, come entità vive e comunicanti.

Eva Lavinia Maffei | evitahh@yahoo.com

Materiale disponbili al download:

» Invito all’inaugurazione: FRONTE | RETRO

» Comunicato stampa Presentazione evento

» Fotografie “Muri” : Luca Chistè | Michele Vettorazzi

Date ed orari per la visita alla rassegna:

Forte di Nago (TN)
Dal 23 maggio al 6 giugno
Orari: lu-ve | 20.00 – 22.30; sa-do | 17.00 – 22.30

Contatti:

luca@lucachiste.com | michele@michelevettorazzi.it

www.lucachiste.com

www.michelevettorazzi.it

http://lnx.lucachiste.com/WP

http://www.ilfotogramma.net/